Investigatori privati: come sapere se sono davvero onesti

È davvero così alto il costo degli investigatori privati? Ecco come riconoscere un investigatore privato onesto da uno non corretto

C’è una leggenda da sfatare, ossia che l’investigatore privato costi sempre troppo. Partendo dal presupposto che non è corretto utilizzare il termine “”troppo”” riferito a un professionista che presta la sua opera, anche quel “”tanto””, riferito ai costi dell’investigatore privato, va contestualizzato. Facendo un passo indietro, bisogna dividere gli investigatori onesti da quelli disonesti ma, soprattutto, è necessario prestare la massima attenzione a chi ci si affida.

In Italia, quella degli investigatori privati è una professione legalmente riconosciuta, che per essere svolta ha bisogno di un’autorizzazione da parte del prefetto della città di appartenenza. L’autorizzazione viene rilasciata in presenza di determinati requisiti, ossia titoli di studio e qualifiche specifiche che garantiscono sulla professionalità del richiedente. Solo questi soggetti sono autorizzati a praticare la professione in maniera regolare e hanno, quindi, un listino prezzi ufficiale. Gli investigatori che non sono in grado di provare la loro iscrizione al registro degli investigatori privati, hanno spesso prezzi più bassi, possono sembrare più convenienti e competitivi, ma le loro investigazioni non hanno alcun valore legale e processuale.

I tariffari dell’investigatore privato: costi correlati ai servizi

Quando ci si rivolge a un investigatore privato, nel tariffario è compreso tutto, anche gli strumenti che lui utilizza per svolgere le sue indagini. Per l’investigatore privato, i costi per svolgere un’investigazione possono essere molto elevati in base al tipo di lavoro. Nel caso in cui siano richiesti i pedinamenti, l’investigatore deve prevedere i consumi di carburante dell’auto, eventuali pernottamenti e pasti fuori, costi di viaggio che non possono ricadere sulle sue spalle ma devono necessariamente essere inclusi nel tariffario. Ovviamente, chi si affida a un investigatore privato deve porre in lui la sua massima fiducia ma deve anche sapere che il professionista sta lavorando e non sta rubando i suoi soldi. Come fare? I professionisti più trasparenti e onesti effettuano un preventivo per il loro cliente sulla base delle sue richieste. Se un partner vuole far seguire l’altro in un presunto viaggio di lavoro, per esempio, l’investigatore privato stila prima di tutto una lista dei costi vivi che deve affrontare per le investigazioni e sulla base di quella, poi, calcola il suo onorario.

Tutte le spese devono essere giustificate al cliente, così come il materiale raccolto, soprattutto quando si tratta di investigazioni private o aziendali lunghe e costose. Man mano che l’investigatore raccoglie le prove, dovrebbe inviarle al suo cliente ma è soprattutto quando, sebbene ci metta tutto il suo impegno, le prove tardano a essere individuate, che l’investigatore ha l’obbligo morale di giustificare il suo onorario. Bisogna partire dal presupposto che, se è vero (com’è vero) che un investigatore privato ha un tariffario di riferimento per i suoi clienti, è altrettanto vero che non possono esistere due indagini gemelle e, pertanto, ogni indagine dev’essere tariffata su misura, o quasi. La stessa indagine condotta per via telematica, per esempio, installando un GPS presso la vettura del partner e anche se il costo è minore, c’è comunque una spesa che dev’essere affrontata. Bisogna partire dal presupposto che non esistono e non possono esistere indagini a costo zero: quel che conta è che gli investigatori privati giustifichino le proprie spese e, soprattutto, dimostrino di non stare rubando soldi al cliente ma di star lavorando per il suo interesse.

L’onestà degli investigatori privati: i rischi di condurre azioni illegali

La legge italiana pone molti vincoli al lavoro dell’investigatore privato, soprattutto nell’ottica del rispetto della privacy. Gli individui sono fortemente tutelati nel nostro Paese e sebbene gli investigatori privati professionisti siano autorizzati per legge allo svolgimento della loro professione, ci sono dei paletti che non possono essere superati. Si tratta di una questione di etica professionale ma non solo ma purtroppo sono troppi gli investigatori che per le loro indagini si avvalgono di tecniche e di strumenti non legali. Il risultato è che oltre a far spendere del denaro al cliente, le prove raccolte in quel modo non possono essere portate a giudizio durante eventuali azioni legali in tribunale. Facendo un esempio concreto, sono moltissimi i clienti che chiedono agli investigatori privati di seguire il proprio partner attraverso la localizzazione del cellulare: è un sistema tecnicamente percorribile ma illegale, perché viola la privacy del soggetto. Purtroppo, molti investigatori si fanno pagare per fare questo, senza avvisare i clienti del rischio. Il risultato è che chi ha pagato per usufruire di questo servizio, magari per raccogliere le prove di un tradimento, nella migliore delle ipotesi si ritrova in mano delle prove inutilizzabili, che se vengono portate in giudizio possono anzi essere utilizzate dalla controparte per un’accusa di stalking.